Minimalismo e mente creativa

Ci sono giorni in cui vorrei che la mia mente fosse una stanza minimal e luminosa, un luogo ameno e pinterestiano.

Un appendiabiti mezzo vuoto, un cardigan, un jeans e una polo a righe, la borsa color cammello appesa su un lato, delle sneakers immacolate appaiate sul tappeto di rafia. Una pianta rigogliosa e un plaid a quadri rilassatamente accasciato su di una poltroncina anni ’50.

Ah, il minimalismo: pace e benessere! Se la mia mente, se la mia scrivania, il desktop di questo computer, la mia vita fosse così.

Ho scoperto cosa volesse dire eliminare il superfluo leggendo Il magico potere del riordino di Marie Kondo. Credo fosse il 2015. Mentre leggevo il suo libro, la nipponica dell’ordine m’insegnava cose che avevo già compreso da sola, cioè che accumulare oggetti mi avrebbe portato alla follia, e altre più drammaticamente nuove ma sensate, ovvero come fare a vivere meglio con meno.

Anche se non sono riuscita a rivoluzionare come avrei voluto la mia esistenza e, sì lo ammetto, il capitolo sulla gestione dei libri, mi ha profondamente indignata, ho beneficiato anch’io del piacere di salutare la gonna che avrei messo quando avrei perso 10-15kg o il vestito che ho comprato un giorno, non so sotto l’effetto di quale sostanza allucinogena.

Per il disordine mentale, è tutta un’altra storia. E non basta uno studio arredato con mobilio scandinavo inondato di luce e musica jazz per risolvere la matassa di pensieri che alberga nella mia scatola cranica. Ma c’è un ma.

Il ma.

Mi sono chiesta infatti, quale sarebbe stata la differenza se la mia mente avesse avuto un aspetto simile a un armadio o una scrivania con pochi ma essenziali oggetti, tutti scelti con cura, perché belli, funzionali e di buona qualità. Oggetti che mi comunicassero chi sono, che mi appartenessero e mi facessero sentire felice.

Boom.

Traduciamo la metafora e portiamola nel fluttuante e caotico universo dei pensieri di chi per lavoro crea con la mente. Il mio grosso problema (ma, ironicamente, anche la mia più grande risorsa) sono le idee. Ci sono giorni in cui tutto è limpido e sereno là dentro: si fa quel che c’è da fare e tutto scorre.

Ci sono dei giorni, o delle settimane anche, in cui le idee esplodono. Come petardi la notte di Capodanno. Alcune sono ottime, altre mediocri, ma tutte si mescolano ai pensieri su lavori già in corso d’opera, scadenze e altre amenità della vita quotidiana.

Non saper gestire gli eccessi di creatività, per me, equivale a non averla proprio tutta questa creatività. Per cui, la soluzione che ho trovato, comporta tre piccole azioni che puntualmente mi aiutano a far ordine nella testa:

Fare ordine da qualche altra parte

Allontanarmi dalla scrivania per il tempo necessario a mettere in ordine qualcosa che non c’entra nulla, come il cestino dei calzini spaiati o la dispensa di tè e tisane. E’ semplice, sposta la mia attenzione su qualcos’altro e al contempo mi dà soddisfazione perché faccio qualcosa di utile.

Uscire di casa

Quasi sempre lavoro da casa. Questo significa non essere sempre in grado di non notare faccende in sospeso o di ignorare un gatto piagnucolone che non si sa come mai vuole entrare e uscire dalla finestra. Sto scrivendo colta da una furente ispirazione e DIN DON il corriere. Ed ecco che, il tempo di scendere le scale e ritirare il pacco, non riesco più a riprendere il filo del discorso. In questi casi, fare una passeggiata aiuta a sbollire la rabbia da perduta concentrazione. A volte, invece, se sento che ho una mattinata di confusione mentale, prendo le mie cose e lavoro fuori casa. Funziona quasi sempre.

Scrivere analogico

Intendo come si faceva una volta, carta e penna. Ma anche matita, colori, adesivi ed evidenziatori. Il potere della scrittura come gesto fisico, concreto, palpabile è una sensazione meravigliosa. Fai una lista e capisci subito che non è fattibile portare a termine tutti quegli obiettivi entro la giornata. Tutto appare meno ingarbugliato di quel che è.  I pensieri li capisci con un altro occhio quando sono scritti nero su bianco. Dai la priorità.

Non so se la mia mente sarà mai una stanza essenziale. Ma ho capito come fare ad aiutarmi a mettere i pensieri al loro posto o, per lo meno, ad accorgermi del caos e intervenire. Ho imparato che il minimalismo può essere creativo e viceversa. Ho capito anche che senza penne e taccuini sono persa, e che non c’è nessuna Marie Kondo che me li possa toccare.

 

Ph. Credit: Vetta Capsule

 

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