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Guida allo smart working da quarantena

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La tua vita non era questa. La sveglia suonava, ti facevi il caffé, salutavi il gatto, ti facevi la doccia, ti vestivi e poi aspettavi il tram delle 8 per l’ufficio o ti facevi il tuo tragitto in macchina per raggiungere l’azienda.

“Ciao a tutti, come va, pausa caffé dopo?”

Il pc che si accende, il collega con cui fare due parole, il fornitore che fa come gli pare, il capo che fa il simpatico. La mensa o la schiscetta alle 12:30. Il cartellino timbrato con grande entusiasmo in uscita.

E poi tornavi a casa, passando per la palestra, il supermercato o la scuola dei bambini.

Tutto andava bene, o almeno andava come era andata ieri e come pensavi sarebbe andata il giorno dopo.

Ma poi è successo qualcosa, qualcosa di così enorme che ha cambiato la vita di tutti. 

Due parole: una inizia per C e una per V.

Quando il lavoro diventa “smart”

E così ti sei trovato a casa e ti hanno detto che da casa ora ci devi lavorare. Non alzare gli occhi e sbuffare, che ti vedo. Tu che a casa ci stai sì e no il weekend. Tu che il pc a casa lo usi per vedere Netflix e comprarti le cose su Amazon, tu che a casa non hai nemmeno la stampante nè un posto dove stare tranquill* al pc senza vedere allo stesso tempo i piatti da lavare, il frigorifero o il tappeto del salotto ricoperto di lego.

Nessuno di noi sa quando tutto questo finirà ma sappiamo che perché finisca presto dobbiamo stare tutti a casa.

A volte ci sembra di stare in un film: dottori e infermieri gli eroi che salvano la vita delle persone. I giornalisti che vanno a caccia di notizie. Le statistiche che contano e confrontano contagiati, guariti e deceduti. I ricchi che fanno beneficienza per gli ospedali. I poveri che svuotano il supermercato. E tu ti senti la comparsa che deve stare a casa, a lavorare. Smartworking, lo chiamano.

Ci sei dentro da poco e hai già capito che questo telelavoro non è esattamente facile da gestire.

Se ti riconosci almeno un po’ in questa descrizione, ecco una buona notizia per te: esiste un esercito (più o meno) invisibile e silenzioso di persone che lavorano da casa tutti i giorni. Persone come designer, illustratori, social media expert, programmatori, copywriter, giornalisti, editor, o, come la sottoscritta, traduttori.

Questa tua nuova vita è il nostro pane quotidiano. 

I nostri consigli per lavorare da casa felici

Per qualcuno lavorare da casa sarà più drammatico, per altri solo una questione di abitudine. Sembra che il mondo come lo conoscevamo sia in stand-by, ma con un po’ di pazienza, tenacia e positività, sono certa che supereremo ogni difficoltà.

Questa che segue è una raccolta di consigli di una squadra di esperte del lavoro da casa che ringrazio con tutto il cuore per aver partecipato. Speriamo vi sia utile per affrontare lo smart working e questo momento così delicato, con più leggerezza e coraggio.

 

Il giusto equilibrio nella programmazione

Quando lavori da casa è fondamentale riuscire a crearsi una routine con degli orari ben precisi così da avere una giornata lavorativa organizzata. 

Si parte dalle cose più semplici: alzarsi sempre alla stessa ora, fare colazione, lavarsi, vestirsi. La sera prima è molto utile predisporre già il lavoro per il giorno dopo, così da non trovarsi impreparati: una scrivania ordinata fa sempre la differenza! 

Le to-do-list o “lista delle cose da fare” sono sicuramente utili, ma trovo inutile e controproducente fare delle liste infinite, finiremo solo per perderci e non capire quali siano le nostre priorità. Meglio una lista breve e fattibile invece di una lista esagerata e poco realistica. 

Eleonora Conti – Esperta di Comunicazione Online e Content Marketing

Spartirsi i compiti e darsi degli obiettivi

Una delle difficoltà di lavorarare da casa per chi non è abituato è proprio quella di darsi dei tempi e degli spazi, io consiglio di spezzettare la giornata e darsi dei tempi definiti. Fino a qualche mese fa per me era difficile conciliare lavoro e faccende domestiche e la divisione dei compiti con mio marito non era sempre semplice. Io mi sentivo come quella che, essendo a casa, era responsabile di tutto. Da quando ci siamo spartiti i compiti e io ho imparato a rispettare una certa routine di lavoro, con orari più fissi, come fossi in ufficio, tutto è più sereno e mi sento molto più produttiva. 

In questo periodo poi, darmi degli obiettivi giornalieri mi è anche utile per tenere a bada “l’ansietta”!

Daniela Desperati – Traduttrice

Il privilegio di prendersi una pausa in più

Secondo me, quello che fa veramente la differenza è che con lo smart working puoi lavorare quando vuoi. E questo è una cosa superlativa se, come me, non siete legate a un lavoro routinario ma dovete sfornare delle idee ed essere creative. Quando ero seduta a una scrivania e non riuscivo a farmi venire l’idea giusta per cominciare un articolo o proprio non arrivava la riflessione per un editoriale, sapevo benissimo che alzarmi dalla scrivania e fare altro, pulire la testa dai pensieri di fondo, avrebbe di sicuro giovato, ma non potevo farlo. Adesso posso. Ed è una conquista non da poco. Magari non faccio la passeggiata, magari mi limito a caricare la lavatrice oppure a uscire per comprare il giornale, qualche volta mi metto perfino lo smalto. Quel tanto che basta insomma per distrarmi, lasciare andare i pensieri molesti e lasciare lo spazio a nuove idee. E di solito funziona. Per me è cambiato il modo in cui io mi rapporto al tempo che passa. Non è più rigidamente scandito in blocchi fissi, fluisce al mio ritmo. E non lo subisco più.

Paola Rondina – Giornalista

Imparare a conoscersi per lavorare meglio

C’è un momento della giornata in cui ognuno di noi può sentirsi più produttivo, per alcuni è la mattina presto, per altri la tarda mattinata o il pomeriggio o ancora la sera.

Penso che il lavoro da casa rappresenti una bella fotografia del nostro “guna”, mi piace sempre citare la concezione indovedica perché trovo che si possa applicare produttivamente in ogni ambito della vita. Chi è più “sattvico” si sveglierà all’alba e dopo la doccia e le pratiche meditative mattutine si accomoderà alla sua postazione sempre ordinata e pulita, chi è più “rajasico” sarà sempre attivo, pronto a saltare pasti e a lavorare fino a tarda notte per terminare tutti i progetti, chi invece è più “tamasico” si trascinerà giù dal letto dopo un’ora che è suonata la sveglia e non si metterà alla scrivania fino a quando non è finita la propria serie preferita su netflix e passerà la giornata trascinandosi dalla scrivania al divano mangiando patatine e cibo spazzatura, ovviamente senza togliersi mai il pigiama!

Ricercare il nostro punto di equilibrio partendo dalla nostra autoconoscenza e soprattutto dall’accettazione di quello che siamo, è la grande sfida, e quindi migliorarci un po’ ogni giorno senza essere troppo stakanovisti, o troppo energici e nemmeno troppo pigri.

Jessica Callegaro – Blogger e co-autrice di Cucinare Secondo Natura

Trovare il nostro modo di ricaricare le pile

Vietato pranzare alla scrivania.

Tralasciando la sacralità dei pasti per noi italiani, è importante, per chi lavora in smart working, non rinunciare alle pause.

È necessario darsi i giusti ritmi: essere produttivi, certo, portare a termine i task della giornata, ovvio, rispettare le deadline, assolutamente sì. Ma anche sapersi ritagliare degli spazi franchi: ci aiutano a recuperare il focus, a ricaricare le pile e a goderci, in questo caso, ciò che abbiamo nel piatto.

Ad esempio, in pausa pranzo io guardo sempre una puntata della mia serie tv del momento, per gustarmi al massimo questo momento di relax.

PS. Ora sto seguendo Alias Grace: consigliata!

Anna Lisa De Vincenzo – Copywriter e docente di comunicazione web

Un posto tutto per noi

Il consiglio che sarebbe stato più utile per la me stessa degli inizi è senz’altro quello di separare fisicamente la parte lavorativa dalla vita familiare. L’ideale sarebbe avere una stanza interamente adibita a ufficio che contenga tutti il necessario per svolgere il proprio lavoro, ma potrebbe essere sufficiente anche una parte di una stanza con una scrivania e quel che serve per svolgere la propria attività. All’inizio io lavoravo al tavolo della cucina e c’era sempre una gran confusione, sia in casa sia nella mia testa. Passare a una scrivania relegata in un angoletto prima, e a una stanza tutta per me poi, mi è stato davvero utilissimo.

Valentina Muccichini – Traduttrice

Respirare e non temere di rallentare

Per chi ha da poco iniziato con il telelavoro consiglio di lavarsi, non lavorare in pigiama, a letto o sul divano, prendersi delle pause adeguate (anche usando un timer), focalizzarsi sulle priorità, imparare a riconoscere le proprie priorità.

Bere caffè, idratarsi, no ai biscotti e sì alla frutta secca.

Sento molte persone che sono al primo approccio con lo smartworking: lavorano di più di prima e in più seguono corsi gratuiti, webinar, impastano chili di pane…

Riposate. Datevi del tempo per guardare nel vuoto. Non temete il silenzio, l’immobilità. Permettetevi di rallentare, chiudere gli occhi, sentire la noia e anche la paura. E respirare.

Manuela Ragni – Editor 

A questi preziosissimi consigli vorrei aggiungere quello che per me funziosa da sempre:

To-do-list da 3

Di liste ne ho sempre fatte moltissime, spesso troppo lunghe. Di propositi, della spesa, di task da spuntare. Alcuni punti avevano anche dei sottopunti. Non fatelo! Per me nell’autogestione del lavoro da casa per essere efficienti basta una lista con 3 punti. Perché solo tre? Perché è un numero sempre fattibile. Ci sono giorni in cui portare a termine tre compiti sarà una vera fatica, ma una volta fatto, ci sentiremo bene con noi stessi. Altre volte, troveremo il tempo per portarci avanti anche con un quarto o addiritttura un quinto task. E quando succede, ti alzi dalla sedia che ti senti alla grande!

In ultima, nessuno nasce “imparato” e tutti ci stiamo adattando al meglio delle nostre possibilità a questo evento così sconvolgente. Siamo pazienti con noi stessi. E cerchiamo di darci una mano anche in un momento in cui dobbiamo tenere le distanze, perché spesso sono proprio le distanze ad unirci.