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Leggere libri o ascoltare audiolibri?

differenze tra libri e audiolibri

Come vi avevo preannunciato nel primo post di quest’anno, da qualche mese ho fatto una scoperta molto interessante: gli audiolibri. Oggi vi vorrei raccontare cosa mi piace degli audiolibri e come valuto la lettura/ascolto di un’opera rispetto alla lettura tradizionale. Insomma, pro e contro.

Quelle che seguono sono le mie considerazioni dopo 25 anni da lettrice vecchio stile e 4 mesi da ascoltatrice di audiolibri utilizzando Storytel.

Fattore libertà: Audiolibri 1 – Libri 0

L’audiolibro è sinonimo di libertà. Sicuramente, lo è per chi come me è una mamma che lavora e quindi ha sempre migliaia di cose più importanti da fare piuttosto che sedersi e leggere un bel libro. Ascolto audiolibri principalmente mentre sono in auto, mentre stiro o faccio altri lavori di casa e mentre faccio sport. E leggere mentre ci si allena è la vera svolta motivazionale per tutti i tendenzialmente pigri come me.

Avere le mani libere, poter accedere ad un nuovo livello di multitasking e la possibilità di ascoltare libri praticamente ovunque, sono tutti punti ben segnati che fanno dell’audiolibro il vincitore del primo match.

Fattore sostenibilità: Audiolibri 1 – Libri 0

Anche il secondo match se lo aggiudicano i libri ascoltati, dato che dopo aver comodamente scaricato l’app e aver acquistato un abbonamento, bastano le cuffie del telefono o una buona cassa per disporre del proprio audiolibro. Sono molto green, per il semplice fatto che non richiedono l’utilizzo di carta, cartoncino, inchiostro e trasporto. Sono anche molto minimal, se vogliamo essere pignoli, perché non occupano spazio sulla libreria.

Fattore sonoro: Audiolibri 0 – Libri 1

La voce narrante degli audiolibri di solito è un attore, qualche volta l’autore stesso. La scelta del narratore o della narratrice influisce molto sulla godibilità dell’esperienza. Vi faccio un paio d’esempi. Il mio primo audiolibro è stato La Sovrana Lettrice, letto da Paola Cortellesi. (Io adoro Paola Cortellesi). Il fatto che fosse lei a leggerlo, in tutta la sua bravura ed eleganza, ha reso l’esperienza piacevolissima. Da poco, invece, ho terminato Lamento di Portnoy di Philip Roth, libro che anni fa avevo fatto fatica a leggere in versione cartacea ma che mi aveva molto affascinata. Il narratore, questa volta, è Luca Marinelli che definire bravo è un eufemismo. L’intera narrazione è il soliloquio del protagonista durante una seduta psicoanalitica, in cui il terapista non parla mai. E per quanto trovi l’interpretazione di Marinelli magistrale, il fatto che il narratore abbia un accento spiccatamente romano, mi ha richiesto un po’ di tempo per abituarmi al fatto che un ebreo americano del New Jersey degli anni ’50 potesse avere una simile pronuncia.

Avrei potuto fare di meglio? Non di certo come lettrice ad alta voce. Ma, non so voi, io quando leggo, dopo un po’ sento i personaggi parlare, do loro una voce a seconda di come me li immagino e li vedo agire. Ritengo che sia uno dei grandi piaceri della lettura e, purtroppo, con l’audiolibro ci viene tolta la possibilità di dare voce autonomamente ai personaggi che incontriamo nel racconto.

[mini spoiler: Luca Marinelli nella parte di Portnoy che imita sua madre è esilarante]

Fattore edonistico: Audiolibri 0 – Libri 1

I libri fatti di copertina, tallone e fogli rilegati rimontano. Come mai? Perché per me, il libro che si tiene in mano e si vive fisicamente con il contatto, tattile e visivo, e perfino con l’olfatto (sì, i libri profumano), è qualcosa di impareggiabile. In più, sono un oggetto spesso bello da possedere. A questo punto, tutti gli accumulatori di libri, vittime dello tsundoku, dall’altra parte dello schermo mi capiranno.

Fattore interazione con il testo: Audiolibri 0 – Libri 1

Sapete una cosa che mi da un immenso piacere? Trovare nei libri che leggo una frase poetica, uno scambio di battute pungente, un’affermazione che mi dà una lettura sensazionale del mondo e poi… sottolineare! Ho perfino un taccuino in cui mi segno le citazioni che ho amato di più. Con gli audiolibri questo non si può fare. In questo caso, l’ebook reader penso che rappresenti la migliore delle soluzioni per chi ama collezionare pensieri e parole scritti da altri perché è possibile sottolineare il testo e i ritagli vengono automaticamente salvati in una cartella. Per ora, con gli audiolibri ho ovviato al problema in questo modo: prendo nota del minuto, ci ritorno successivamente e trascrivo tutto nel mio taccuino.

Fattore nostalgia: Audiolibri 1 – Libri 1

Se dicessi a mio padre, il cantore di storie della mia infanzia, che da qualche mese ascolto audiolibri e che lo faccio tramite un’app sul cellulare, so che penserebbe qualcosa come “ecco cosa si sono inventati adesso!”. Se invece gli cantassi “A mille ce n’é, nel mio cuore di fiabe da narrar…”, sono certa che gli verrebbe in mente il nostro stereo in salotto e io quattrenne che ascolto a loop I musicanti di Brema delle Fiabe Sonore. C’ho pensato proprio ieri. Ero sul divano con mio figlio e insieme abbiamo ascoltato Giulia Bau e i gatti gelosi di Bianca Pitzorno. Un momento emozionante: ho provato una grande commozione, sono tornata bambina insieme a lui.

In questo confronto, i due contendenti escono entrambi vincitori.

Dunque, chi vince tra libri e audiolibri?

Stando ai miei criteri di valutazione vincono, seppur con poco scarto, i libri tangibili, sfogliabili, quelli che ci dobbiamo leggere da soli, ecco. Tuttavia, a mio avviso, la lettura è un’esperienza così vasta che non mi sento di affermare che non possano trovare posto tutte e due le modalità.

Grazie agli audiolibri, sono riuscita finalmente a trovare il tempo per ricominciare a leggere anche i libri cartacei, dopo un periodo in cui leggevo davvero poco rispetto ai miei standard. E ci sono libri, come il sopracitato Lamento di Portnoy, che non avrei mai più riletto se non fosse stato nel catalogo di Storytel.

Avere più di un modo di accedere alla letteratura non può che ampliare il nostro spazio di lettura, il tempo che dedichiamo alle parole e alle grandi storie.

3 cose belle del 2018 che mi porto nel 2019

Gli ultimi 12 mesi sono passati lasciandomi stupita e perplessa, lo devo ammettere. Mai come nel 2018 ho vissuto momenti diametralmente opposti sotto ogni aspetto. Un anno schizofrenico, potrei dire.

Ma nonostante le difficoltà e le grandi prove di coraggio che mi hanno fatto sudare tutte le camicie del guardaroba, ci sono alcuni insegnamenti e alcune scoperte che porterò con me nei mesi (e forse chissà anche negli anni) a venire.

Cosa è successo di bello nel 2018

Ci sono stati tanti momenti sorprendenti e davvero indimenticabili, come quando a giugno siamo partiti tutti e 4, cane compreso, con il nostro caravan e abbiamo viaggiato per due mesi in giro per l’Europa. (se giustamente pensate sia uno scherzo o una follia andate a vedere il profilo ig the_errant_pack).

E durante questo cammino durato 365 giorni ho scoperto alcune novità e preso decisioni importanti che non intendo abbandonare mai più. Ed eccole qui:

Audiolibri

Gli audiolibri sono stati per me LA SCOPERTA, la rivoluzione dopo che, con la nascita di Goran, ho quasi smesso del tutto di leggere per piacere. Ci tengo a precisare che non è stato come abbandonare il corso di Zumba del giovedì sera. Smettere di leggere come facevo una volta, avidamente e completamente rapita dalle pagine, mi ha privata di una parte di me che ha sete di storie avvincenti, personaggi incredibili ai quali affezionarmi o detestare dal profondo, viaggi in luoghi in cui non sono mai stata o mai potrò arrivare.

Il mio primo audio libro è stato quindi una vera e propria benedizione. Per questo, non finirò mai di ringraziare Florencia di Stefano-Abichain (aka florenciafacose) che attraverso le storie di instagram mi ha fatto scoprire Storytel, di cui Flo è una delle bellissime voci narranti.

Ora, grazie agli audiolibri, posso dare un senso a tutte quelle attività della giornata noiose o poco entusiasmanti: lavare i piatti, guidare, mettere in ordine la contabilità. Il mio primissimo audiolibro? La sovrana lettrice, di Alan Bennet, letto da Paola Cortellesi.

Podcast

Sulla falsariga degli audiolibri, anche i podcast sono entrati a far parte della mia vita e sono diventati una compagnia ormai indispensabile. Ne ascolto quasi uno al giorno. Essendo più brevi degli audiolibri, mi permettono di sfruttare anche pause di 20, 30 minuti. I miei preferiti al momento sono quelli di Senzarossetto di Giulia Cuter e Giulia Perona, Morgana di Michela Murgia e Abissoeditoriale di Maria di Biase e Alessandra Zengo.

Per me, che non sempre trovo interessanti i programmi radiofonici, figuriamoci quello che propongono in tv, sono manna in cuffietta.

Tempo per me stessa

Se mi trovo qui in questo momento, a concludere questo articolo del blog è perché ho preso le forbici e ho ritagliato dalle pagine della mia agenda il MIO TEMPO. Il mio tempo è quello che non dedico al lavoro, alla famiglia o alle faccende di casa. E’ il tempo che non riguarda le cose che si devono fare. E’ quel tempo che mi sono negata per circa due anni prima di capire quanto ne avessi bisogno.

Dal 2018, un’ora alla volta, ho trovato il tempo di fare attività fisica, di leggere, di fare formazione… ma soprattutto il tempo di stare da sola. Dall’infanzia fino all’età adulta, ho sempre goduto nel vivere dei momenti tutti per me. Stare con i miei pensieri, in silenzio, facendo le cose con calma e lentezza, mi ha sempre permesso di ricaricarmi. Perdere e ritrovare questa abitudine mi ha resa molto grata e felice, per questo d’ora in avanti intendo proteggere i miei momenti di solitudine.

Insomma, gli anni schizofrenici succedono. Secondo me sono quelli tosti che però servono ad aggiustare la rotta. Queste 3 cose belle sono arrivate tutte in un anno lunatico, ma formidabile sotto tanti aspetti.
Indietro non si torna, il viaggio prosegue davanti a noi. Quel che possiamo fare è decidere di portarci sulle spalle lo zaino con i ricordi migliori e i migliori strumenti per essere felici.